Due chiacchiere con Jorge Lorenzo

_CAM4448[1]Non è rilevante il fatto che Jorge Lorenzo guidi una moto. Potrebbe lanciare o calciare una palla, correre, saltare, nuotare. La sua coordinazione, attitudine, tattilità e quel particolare tocco magico – tutti ingrendienti nel calderone di quello che generalmente chiamiamo talento – lo hanno condotto al top della vocazione che ha scelto nella vita, il chè lo rende un essere umano fuori dal comune. È il campione del mondo di MotoGP e ha vinto molteplici titoli. Ha appena compiuto 29 anni il Maiorchino, e nella sua carriera è passato dal barcamenarsi tra manager, gruppi di amici, consiglieri e una relazione controversa con il padre, a momenti di poesia totale su due ruote, adorazione, fama e ricchezza in uno sport dove tutto potrebbe finire nel tempo di lasciare una strisciata di gomma nera sull’asfalto.

Il compatriota, pilastro del MotoGP e compagno di squadra Yamaha Pol Espargaro dice: “In questa griglia Jorge è l’unico che può andare quanto Jorge e nella mia opinione il suo talento è inumano. Il suo stile unico. Va molto bene e le sue linee sono armoniose. È delicato con il gas.”

La hospitality di Movistar Yamaha è praticamente deserta. Jorge è tornato dalla conferenza stampa pre-evento ed è seduto in attesa di un caffè. Anche noi stiamo aspettando un cenno dello spagnolo e capo ufficio stampa Alberto Gomez per sederci.

È difficile pensare a un motociclista come Lorenzo. Introdotto nel MotoGP da teenager – ha iniziato a 15 anni – è sempre stato una parte empatica molto importante nel cosmo del campionato mondiale. Non voglio nemmeno provare a indovinare quante interviste ha fatto questo individuo tanto serio e pensieroso quanto coinvolgente. Ti fissa con sguardo attento e ti ascolta, e ogni tanto spilucca da un piatto di frutta mentre tenta, con gran successo, di articolare un discorso in un’altra lingua (parla bene Inglese e Italiano.) La nostra premessa – in Spagnolo – è che vorremmo parlare di più della sua vita che della sua moto, è seguita da un suo “perfecto” e magari è frutto della nostra immaginazione, ma pareva che fosse sollevato del fatto che non volessimo parlare di Ducati e del suo passaggio previsto nel 2017 al brand Italiano dopo 9 anni con Yamaha.

Il MotoGP è in un momento in cui spagnoli e Italiani prevalgono in termini di risultato e gloria. Ma c’è un’ampia gamma di colori sulla griglia dei 22 piloti. C’è appariscenza, c’è spietatezza, c’è aggressività, teatralità, impetuosità, audacia, commedia e perfezionismo.  Lorenzo è stato dipinto come freddo e scontroso ma io non vedo niente di tutto ciò nella nostra chiaccherata o in qualsiasi altra cosa abbia a che fare con lui. Ho invece conosciuto un bravo ascoltatore, una persona entusiasta di interagire (in uno stile di vita in cui è continuamente riconosciuto e fermato per strada), come se fosse in armonia con tutto ciò che di nuovo potrebbe scoprire.

Ho avuto l’impressione di un uomo che non sopporta le buffonate, e se proprio deve non lo fa per molto. Penso che si renda conto del suo valore dopo anni che le persone continuano a ripeterglielo. Ha fatto delle performance indimenticabili nel 2016 , ma il suo sforzo per vincere il quinto titolo mondiale nel 2015 a Valencia (il terzo nella classe regina) è stato grande. La sua persistenza impeccabile è stata affascinante, soprattutto per la pressione che aveva addosso e il più largo microscopio che si ricordi nella storia recente del MotoGP puntato su di lui, in un momento in cui gli occhi di tutti i fans dello sport lo fissavano. Potrebbe essere stato il momento più bello di Lorenzo. Ma a questo punto ci sono grosse possibilità che ne arriveranno ancora..

Ricordo che mi è stato mandato un comunicato stampa dal Derbi race team da tradurre dallo Spagnolo all’Inglese il secondo giorno del Gran Premio a Jerez nel 2002. Era il tuo quindicesimo compleanno e potevi iniziare il tuo primo Gran Premio. Ora hai appena compiuto 29 anni, quindi si può dire che metà della tua vita è stata detro al paddock; Ti sembra che siano successe tante cose?

Sì, sì, perchè la mia vita professionale – e anche personale – sono cambiate tanto. Ho cambiato team, categorie ma anche amici, manager e persone attorno a me. Tantissime persone. Tante cose buone e cattive sono successe in questi quattordici anni della mia carriera nel campionato. Ho imparato tanto e sono migliorato tantissimo come pilota, professionista e atleta. Si, tante cose.

Mi ricordo di aver visto un documentario su di te quando vincevi le prime gare e titoli della categoria 250cc. Ti allenavi in palestra, facevi gli addominali e sarò molto onesto nel dire che parevi un po’ presuntuoso. Ora mi sembri molto diverso da quel ragazzo. Cosa pensi del tuo passato?

[sorride] Penso che ero molto insicuro e quello era il mio modo di non farlo notare. Volevo dimostrarmi più duro e forte di quello che ero. Mi atteggiavo, e usavo parole nelle interviste che mi facessero  sembrare forte, avevo degli obiettivi molto chiari. Dal di fuori le persone che leggevano le interviste o mi vedevano in TV pensavano che fossi arrogante, vero? Questa è la visione, anche se ora molto meno, che i fans del MotoGP hanno di me. Ora non assomiglio più tanto a  ‘quel ragazzo’ di quando avevo sedici-diciassette anni. Sono cambiato parecchio ma non ho mai modificato il mio modo di agire quando sono nel pit box e i minuti prima di partire per la gara. Continuo ad essere molto serio e concentrato. Non scherzo davanti alle telecamere come fanno altri riders. E non voglio farlo. Non voglio cambiare il mio modo di lavorare o di essere per far colpo sui fan. Voglio essere come sono; Se ti piace bene, se no.. è la mia di vita, e la vivo come voglio io, non come le altre persone vogliono che mi comporti.

_G015500[1]C’è mai stato un momento in cui hai avuto bisogno di scappare da quella concentrazione? In cui hai pensato ‘c**o, ho bisogno di staccare…’? Se pensi al supercross o motocross pare che questi atleti si riposino solo quando sono infortunati…

Già. Se hai talento – come penso di averlo io – puoi scegliere due strade. Puoi essere contento di finire terzo, quarto, quinto ed essere sul pezzo per tanti anni, guadagnare i tuoi soldi e andare a casa. Oppure, puoi approfittare del tuo talento al massimo e lavorare sodo tutto il giorno, 8 ore al giorno in palestra o su una moto e provare a pensare ‘cosa posso fare per migliorarmi?’. Questa è la strada che io ho scelto molti anni fa; sacrificare gran parte della mia vita per ottenere i risultati  e le performance migliori. Potevo anche scegliere la prima strada, vincere qualche gara, tenermi nella top 3 e stare qui 10 anni in più…ma non è il mio modo di essere.

Gli obiettivi cambiano? Un anno vuoi il titolo, magari un altro punti al guadagno per comprare la casa dei tuoi sogni, un altro anno magari l’obiettivo è battere un determinato pilota. Mi ricordo Jean-Michel Bayle che diceva che oltre ai titoli voleva anche che qualcuno gli dicesse che in quel particolare giorno aveva guidato bene, che era stato perfetto. Anche per te è così?

Ognuno ha motivazioni diverse e puoi trovarle in tanti modi. Alcune riguardano i soldi, altre volte vuoi stupire, altre ancora sono date dal volersi migliorare ogni giorno. Quando mi sento sotto pressione – e sono nervoso – voglio migliorare ogni giro ed è il mio modo per superare lo stress. Questo è uno dei miei segreti: ogni giro un miglioramento. Se cominci a pensare a quello che potrebbe succedere in gara – specialmente in negativo– allora cominci ad agitarti. Nel corso degli anni ho sempre solo pensato al giro successivo, a fare meglio del giro precedente.

Qual’è la cosa fondamentale per te Jorge? Hai fatto delle gare perfette, hai vinto tanto, guadagnato tanto, hai fatto beneficienza e aiutato i bambini: qual’è la cosa migliore che puoi avere dalla tua vita?

La vita può essere semplice ma anche molto complicata. Ci sono tante cose importanti: gli amici, la famiglia, la situazione economica – cose a cui devi fare attenzione perchè altri possono giocare con i tuoi soldi e prendere delle decisioni sbagliate – e devi trovare il compromesso tra il duro lavoro e goderti quello che hai. Non tornerai mai a 25 o 28 anni di nuovo! A volte penso ‘perchè continuo con questa vita di sacrifici? Ma un’ altra parte di me mi dice che se smetto sto buttando via qualcosa;Il talento che ho, e che può portarmi tante cose positive nella vita. È dura smettere.

Quanto andrai lontano?

Quanto? Non lo so. Cinque o sei anni fa pensavo che avrei fatto ancora un paio d’anni e poi avrei smesso. Quel paio d’anni è passato e anche di più, e mi diverto ancora tanto, ottengo ancora i miei risultati e cado molto meno. Alla fine cominci a pensare due anni alla volta

Guardando i tuoi canali social pare che tu non abbia molto tempo libero. Tra le gare fai parecchie cose …

Sicuramente ho l’opportunità di godermi la vita, ma la mia ambizione e il mio perfezionismo non mi consentono di godermela a pieno perchè voglio il massimo da me stesso e dalla mia carriera. È vero, significa non avere molto tempo, ad esempio all’inizio della mia carriera non facevo mai festa dopo una vittoria. Ora si fa sempre qualcosa nella motorhome, ci si beve un paio di birre, c’è la musica, si balla e festeggio con il mio team. Ma a parte questi momenti…faccio la vita di un Buddista! Non come immagineresti un pilota degli anni 70 come Barry Sheene o James Hunt. Se vivi in quel modo non puoi essere al top. Sono altri tempi. Non dico sia impossibile godersi le cose, ma non come in passato se vuoi vincere il titolo mondiale.

Quando vai a casa e chiudi la porta dietro di te, sei solo o con la tua fidanzata, è possibile per te lasciare fuori  ‘Jorge Lorenzo No.99’?

Sì. È importante trovare quel compromesso. Sono bravo a spegnere il cervello. In palestra sono super concentrato. A casa con la PlayStation o al cinema con gli amici o con la mia fidanzata sono tutto per loro; È fondamentale separare le cose.

Ma questo potrebbe anche essere difficile perchè sei un atleta riconosciuto in tutto il mondo…

Una delle cose peggiori dell’essere famoso o importante in uno sport è che sei sempre circondato. A volte da persone che ti costringono a fare cose che non hai voglia di fare. Non è molto positivo…Ma è qualcosa che le star dello sport devono accettare. E quando ci fermiamo ci sono tantissime cose che non sappiamo fare! Abbiamo sempre qualcuno che fa qualcosa per noi! Non è il massimo ma è così che si vive quando si hanno soldi e potere.

Ti ci sono voluti degli anni per capire queste cose? Ci saranno state tante persone a dirti che eri il migliore e che volevano fare cose per te. Ci è voluto tanto tempo per avere il controllo della situazione?

Queste cose le impari quando sbagli, e con l’esperienza. Vedi che alcune parti della tua vita devono essere controllate con molta più precisione. Altre non importano tanto e puoi lasciare che le persone lavorino per te. Non è semplice.

Quindi ora sono 29…non sei vecchio neanche per sogno, ma suppongo che nel MotoGP cominci a diventare dura fisicamente. Le cadute e gli incidenti possono causare acciacchi non indifferenti…

Prima, quando ne avevi 15, 20, dopo una dura gara il lunedì ti sentivi ancora fresco come una rosa! Adesso è più tosta. Quando fai festa ci vogliono due giorni per riprenderti! Dopo una gara pesante è come una maratona , e la cosa più brutta è che peggiora di anno in anno! Ma non sono ancora vicino ai 40, quando sarà decisamente peggio. È importante mantenere la dieta, allenarsi tanto e mantenersi positivi, divertendoti con quello che fai. Prendi ad esempio [Valentino] Rossi, con il Ranch e tutti i giovani intorno a lui sembra più giovane anche lui, ha rinnovato l’energia per continuare nel MotoGP. È importante tenere vivi i sogni e la motivazione.

Ultima domanda, qual’è la prossima grande sfida? Qualche piccolo Lorenzo magari?

[sorride]. È una cosa grande diventare padre e creare la propria famiglia, ed è importante non fallire. Non si deve creare questa famiglia con la persona sbagliata. Penso che si debba essere molto sicuri e ci sono persone che non danno la stessa importanza a questo, fanno bambini e poi tutto va storto. Bisogna trovare la persona giusta. Non ho fretta, ma penso sia normale volere una famiglia e certamente anche io lo voglio.

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